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Associazione Fabio Sormanni

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Associazione "verso il villaggio solidale"

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Costituita l'Associazione "verso il villaggio solidale". L’Associazione avrà il compito di favorire una cultura di “accoglienza diffusa” verso le categorie fragili (sfrattati, sofferenti psichici, rom, rifugiati politici, richiedenti asilo e altri soggetti deboli) Hanno già aderito Camera del lavoro metropolitana di Milano, Cisl Milano, Acli Milano, Arci Milano, LegaCoop Lombardia (rappresentanti), Consorzio Farsi Prossimo, Associazione “Fabio Sormanni”, Ceas, Fillea-Cgil Lombardia e Associazione volontari “Casa della carità”.

ANDIAMO VERSO IL VILLAGGIO SOLIDALE

  

Introduzione

 

Il vivere metropolitano incontra sempre più emergenze sociali, con conseguenze a volte drammatiche e che coinvolgono e spesso suscitano reazioni contrastanti. Per di più le emergenze, se non affrontate, si cronicizzato e possono diventare un problema prevalentemente di ordine pubblico o, al massimo, sollecitano e costringono ad interventi “tampone” a carattere assistenziale senza progettualità, che non si risolvono e contribuiscono a suscitare quasi un senso di impotenza. A subire sono sempre di più i cittadini, coinvolti spesso in operazioni di”immagine”, dove viene richiesto o sollecitato un consenso di opinione che non affronta i problemi. Gli stessi Comitati di Cittadini, che vivono il disagio di emergenze non affrontate, avvertono sempre più l’inadeguatezza di proclami di solidarietà alle loro istanze,che non diventano progetti concreti e fattibili.

Noi riteniamo che la solidarietà, con la sua pratica di socialità condivisa e di coraggio nell’affrontare la realtà del disagio, debba essere messa in campo come strategia operativa e progettuale. Persone sfrattate, abitazioni precarie con conseguenze spesso di illegalità diffusa, persone senza dimora Italiane e straniere che vivono in aree dimesse, in roulotte o alloggi di fortuna: segnalano che il fenomeno del disagio è complesso e richiede interventi urgenti, ma anche di prospettiva, per evitare che diventi solo una realtà su cui crescono denunce spesso inconcludenti o allarmi con reazioni contrastanti.

La solidarietà che vorremmo mettere in campo non è solo quella, non messa in discussione, di aiuti umanitari spesso concessi utilizzando, da parte delle Istituzioni, la straordinaria risorsa del volontariato associativo. E’ una solidarietà che deve impegnare le Istituzioni in un’opera di prevenzione e superamento strutturale di quelle aree di disagio che cronicizzano la paura e allarmano i cittadini e che non sono sopportabili anche da chi è costretto a viverci.

La risoluzione di questi problemi non può essere solo o prevalentemente qualcosa di ordine pubblico, con le Istituzioni che chiedono sgomberi, ripristino della legalità, assumendosi solo un compito di denuncia. Si chiede di progettare e sperimentare un intreccio virtuoso tra solidarietà e legalità, cercando di dare risposte che, con coraggio, affrontino le emergenze, perché la permanenza strutturale dell’emergenza abbandonata a se stessa favorisce il crescere dell’intolleranza, che può suscitare fragili consensi e aggrava di fatto i problemi.

Ecco allora la nostra proposta che nasce da realtà che da tempo operano e che sono coinvolte nelle azioni solidali con le proprie specifiche competenze.

Far uscire dall’angolo la strategia della solidarietà, rendendola capace di promuovere progetti ed esperienza di socialità, sostenere e qualificare la domanda legittima di sicurezza, promuovere patti di legalità e coesione sociale.

Questo obiettivi hanno visto molti di noi coinvolti in questa realtà che abbiamo chiamato “Villaggio Solidale”.

E’ una proposta che assume la sfida di progettare un abitare solidale aperto a diverse presenze, a dimensione locale (con una strategia di coordinamento), che cerchi di sperimentare attività di mediazione sociale  e faccia crescere opportunità di risposte per le emergenze.

 

 

Il tema dei diritti

 

Alcuni dati:

 

Nel nostro mondo si spostano ogni anno 170 milioni di persone: tre milioni e mezzo emigrano in Europa e va rilevato il 60,2% di questa popolazione arriva nei Paesi dell’Unione Europea e dell’Est europeo. Dal 2007 e negli anni a seguire questo fenomeno avrà una accelerazione per la libera circolazione delle persone prevista nell’allargamento dell’Europa comunitaria da 15 a 25 Paesi.

Altro dato da osservare è che 150.000 persone giungono nel nostro Paese ogni anno con un permesso di soggiorno per lavoro e di queste 800.000 hanno permessi di lavoro temporanei per sei mesi.

 

L’immigrazione è un fenomeno relativamente recente, sviluppato negli ultimi 20 anni, dove si è passati da una migrazione che vedeva l’Italia come Paese di passaggio verso altri stati (per esempio Canada,Stati Uniti,Australia), a Paese dove comunque la popolazione immigrata dagli anni 90 si è fermata oltre gli iniziali tre mesi previsti dai visti turistici.

 

L’ assenza di una organica politica sull’immigrazione da parte dei nostri governi ha fatto si che si siano susseguite nel nostro Paese sanatorie e regolarizzazioni passando dai 105 mila permessi rilasciati nel 1986, alle 703 mila domande e 650 mila permessi di soggiorno rilasciati nel 2002.

Sicuramente occorre poi distinguere tra migrazioni volontarie con riferimento ai migranti economici,dalle migrazioni forzate relativamente ai richiedenti asilo e profughi umanitari.

 

Questo quadro generale assume poi delle rilevanze specifiche soprattutto per quanto riguarda i bisogni e le specificità relative al territorio di provenienza. In particolare per quanto concerne il fenomeno migratorio più vicino, che riguarda i Romeni, alla fine del 2003 presso gli archivi del Ministero dell’interno Italiano è stata verificata la prevalenza di cittadini rumeni titolari del maggior numero di permessi di soggiorno (superando anche se di poco la comunità albanese e marocchina); altro dato che va considerato è il peso della consistenza della presenza nel nostro Paese di africani (nel 2004 sono 516.424 secondo i dati del Ministero degli interni).

All’assenza di una politica strutturata sull’immigrazione si sono sommate l’assenza di una adeguata politica sulla casa e una fragilità delle politiche occupazionali che hanno determinato il nascere di sempre maggiori fenomeni di emergenza sociale che in qualche caso hanno alimentato reazioni di esasperazione ed insofferenza all’interno delle normali reti di vivibilità sostenibile soprattutto in alcune aree metropolitane. A questo va aggiunta la sempre maggiore fragilità delle organizzazioni e dei servizi alla persona che dovrebbero sostenere l’inserimento nelle comunità di soggetti con difficoltà socio-economiche.

 

 

Diritto ad una abitazione dignitosa

 

La dichiarazione dei Diritti Umani adottata nel 1948 afferma nel suo articolo 25:

Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute ed il benessere proprio della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione ,malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia e in ogni altro caso di disoccupazione ,malattia, invalidità…e in ogni caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà”.

Nel Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali del 1966 (ratificato da 133 Nazioni) si afferma :

Gli stati presenti riconoscono il diritto di ogni individuo ad un livello di vita adeguato per sé e per la propria famiglia, che includa un’alimentazione, un vestiario ed un alloggio adeguati………..Gli stati ..si impegnano a garantire…che i diritti in esso enunciati verranno esercitati senza discriminazione alcuna, sia essa fondata sulla razza,il colore,il sesso,la lingua,la religione,l’opinione politica o qualsiasi opinione, l’origine nazionale o sociale…”

 

E’ interessante notare come nel commento Generale n° 4 dello stesso Comitato vengano precisati come diritti irrinunciabili:

 

·          La sicurezza legale del possesso all’abitazione

·          La disponibilità di servizi,materiali ed infrastrutture

    (acqua,energia, fognature,servizi sanitari, raccolta rifiuti...)

·          L’offerta di abitazioni adeguate, con spazi adeguati, protetti da pericoli per la salute e la sicurezza

·          L’accessibilità alla casa in particolare per soggetti svantaggiati, anziani, persone con Handicap psichici,malati mentali,persone vittime di disastri ambientali

·          La localizzazione in località adeguate che permettano di esercitare il diritto al lavoro, all’istruzione, alla salute per la dislocazione in aree dove l’inquinamento non ponga a rischio il diritto alla salute

·          La costruzione di case adeguate all’espressione di identità e diversità culturali, dove la modernizzazione non debba sacrificare la dimensione culturale della casa…

 

 

In sostanza la normativa internazionale fa riferimento al diritto alla privacy, al diritto di essere liberi dalle discriminazioni, il diritto allo sviluppo ,il diritto all’igiene ambientale ed il diritto a conseguire il più alto livello possibile di salute mentale e fisica che tra gli altri dipendono dalla disponibilità di un alloggio adeguato.

Riteniamo che il diritto all’abitazione sia un diritto umano basilare e nonostante questo, secondo le Nazioni Unite, un miliardo di persone nelle aree urbane hanno problemi abitativi: per la società civile e per molti esperti è colpevole la gestione corporativa della globalizzazione, in quanto moltiplica gli effetti negativi sulla vita dei poveri.

Miloon Kothari in una sua relazione all’ONU sulla questione abitativa affermava:

le crescenti disuguaglianze di reddito e opportunità fra e dentro i Paesi hanno portato ad un incremento nella quantità delle persone prive di un’abitazione adeguata e sicura. I diritti umani che persone e comunità hanno all’abitazione, all’acqua e all’igiene ambientale continuano a erodersi man mano che il processo di privatizzazione si acutizza e accelera.”

 

 

Viste le trasformazioni in atto nella composizione demografica della nostra realtà metropolitane, provinciale e regionale;

Vista la totale non applicazione di diritti fondamentali riconosciuti dalla normativa internazionale;

Le associazioni sottoscritte hanno costituito e presentano l’Associazione Verso il Villaggio Solidale

 

 

Perché l’Associazione

 

 

L’Associazione Verso il Villaggio Solidale avrà il compito di favorire la promozione di una cultura di “accoglienza diffusa”, attraverso lo sviluppo di una strategia abitativa  e la costruzione di una partecipazione attiva e positiva degli stessi nella vita sociale delle comunità locali.

 

L’associazione nasce su iniziativa della Casa della Carità, che la promuove grazie alla collaborazione dei nuclei familiari usciti dall’esperienza successiva allo sgombero del campo di via Capo Rizzato (luglio 2005) e che, rimanendo uniti, hanno condiviso l’emergenza successiva allo sgombero, con la volontà di richiedere cittadinanza e dare un segnale innovativo alle istituzioni e ai cittadini. Tale segnale si concretizza con l’intenzione di promuovere sul territorio della provincia di Milano il primo villaggio solidale come esempio di una strategia più ampia nel modo di affrontare l’accoglienza di cittadini rom, che deve coinvolgere la Regione Lombardia, le amministrazioni provinciali e i comuni.

 

 

Gli obiettivi dell’Associazione Verso il Villaggio Solidale:

 

 

-          favorire una cultura di rispetto e conoscenza approfondita delle popolazioni immigrate in situazioni di emergenza e delle loro tradizione, anche attraverso il coinvolgimento dei nuclei familiari (principalmente donne e bambini) con attività di promozione e sensibilizzazione sul territorio regionale in collaborazione con le Università e i centri di ricerca; questo villaggio si propone come un “esperimento pilota” che potrebbe essere studiato e dibattuto nei tavoli universitari e di ricerca.

 

-          sviluppare una strategia abitativa condivisa sulle emergenze sociali delle persone fragili, che punti a un nuovo concetto dell’abitare attraverso la costituzione di una rete di abitazioni solidali per l’accoglienza delle persone fragili uomini,donne e minori, inserite positivamente nelle comunità territoriali, favorendo il superamento di situazioni emarginanti e/o di favelas e campi abusivi che soffocano lo sviluppo urbanistico dell’area metropolitana e che rendono insopportabile e insostenibile la vita di molti cittadini;

 

-          avviare, insieme alla  Regione e alla Provincia di Milano,  modelli di villaggio solidale a costruzione  partecipata con le famiglie ospitate in emergenza  e con le comunità locali;

 

-          promuovere un dialogo con la  Regione Lombardia, affinché assuma il compito di coordinare e sostenere con linee di programmazione e finanziamenti la strategia della promozione di abitazioni e villaggi solidali;

-          raccogliere esperienze, idee e risorse economiche al fine di sviluppare progetti di villaggio solidale e progetti di abitare solidale;

 

-          promuovere  progetti di autonomia imprenditoriale che creino nuove opportunità lavorative per persone a fragilità sociale elevata e nuova immigrazione, attraverso la costituzione di cooperative sia nelle attività di edilizia e pulizia, confezioni tessili sia in quelle di tempo libero, nei settori artistico e musicale;

 

-          concordare un patto di legalità con le popolazioni di nuova immigrazione al fine di contrastare e denunciare qualsiasi  forma di illegalità ;

 

-          valorizzare le esperienze positive che contrastano il fenomeno della crescita di insediamenti fuori controllo attraverso la collaborazione con i comitati dei cittadini, con l’associazionismo, nella segnalazione di insediamenti abusivi;

 

-          rilanciare un piano globale di accoglienza e inserimento degli immigrati rumeni e rom anche attraverso l’attivazione di contatti e collaborazione con la Romania;

 

-          dare cittadinanza ai  diritti dell’infanzia, in particolare dei minori che abbandonano percorsi scolastici, promuovendo l’accesso alla rete dei servizi socio - sanitari di prevenzione e cura e sviluppando azioni e interventi che favoriscano l’inserimento scolastico e il contrasto dei fenomeni di abbandono scolastico.

 

 

Per sviluppare queste azioni di solidarietà attiva, l’Associazione Verso il Villaggio Solidale chiede il concorso e la partecipazione delle istituzioni, del mondo economico e finanziario, dell’associazionismo cittadino, del volontariato, della società civile, della politica e delle realtà sindacali, culturali e accademiche.

Si vuole promuovere un sostegno che dovrà essere non solo economico, ma anche attivo e nell’ottica di dare alla città metropolitana una vera linea di sviluppo qualitativo.

 

La collaborazione di Prefettura e Questura sarà determinante, perché ciascuno faccia la propria parte. Le denunce di abusivismo  dovranno comprendere anche quelle forme di sfruttamento fuori da ogni regola, che possono vedere coinvolte anche le realtà del sistema economico e sociale italiano.

 

L’Associazione chiede un’ampia collaborazione anche ai mezzi di informazione, affinché la comunicazione corretta consenta che i problemi vengano affrontati nel vero interesse dei cittadini, promuovendo riflessioni sull’uso distorto di campagne di protesta e di raccolta firme. Incanalare la protesta per ottenere risultati costruttivi è determinante per far risaltare i progetti positivi e la collaborazione di quella parte di popolazione rom che non vuole essere confusa con illegalità, truffe e violenze che creano stati di legittima paura e diffidenza nei cittadini e non favoriscono un inserimento sociale nella dignità e nel rispetto delle diversità.

 

Stare in mezzo ai problemi con competenza ed equilibrio è una risorsa che serve innanzitutto a risolvere i problemi stessi.

L’Associazione Verso il Villaggio Solidale chiede a chi condivide tutti questi obiettivi di aderire alla costituzione dell’associazione.

 

Created by bonzil
Last modified 2006-05-11 15:23
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